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NATURA
I fiori del Baldo
testo e foto a cura di Gelsomina Damiani
Era un’isola in mezzo ai ghiacci quando, nel Pleistocene (700.000 – 10.000 anni fa), l’ultima ondata di
glaciazioni ha irrigidito l’Europa; e in questa zona protetta dai rigori, ricca di microambienti che hanno fornito
riparo, sono sopravvissute specie animali e vegetali che intorno non trovarono più condizioni favorevoli alla loro
vita. Terminate le glaciazioni, 10.000 anni fa, la Catena del Baldo si è trovata di fianco ad un lago che
conferisce alla zona un clima del tutto speciale, mitigando le temperature al punto da permettere lo sviluppo di una
flora di tipo mediterraneo sulle Prealpi. Così, oggi il Monte Baldo risulta essere una riserva di fiori rari
o addirittura endemici, tanto da essersi meritato il nome di Hortus Europae, giardino d’Europa, nei secoli
scorsi. Per tutelare questo patrimonio esistono diverse iniziative, come l’Orto Botanico istituito nel 1989 a
Novezzina, o la Riserva di Corna Piana di Brentonico, e non mancano escursioni guidate o mostre di fiori
specializzate.
All’inizio di giugno la gita CAI al Rifugio Telegrafo ci ha condotti proprio in questa zona, a passeggiare in
mezzo a splendide fioriture di botton d’oro e di anemoni, per incontrare poi genziane e genzianelle
tra l’erba bassa nelle vicinanze del Rifugio Fiori del Baldo, cerastio e calliantemo tra le rocce un
po’ più su, e vicino al Rifugio Telegrafo ci ha accolti un tripudio di primule; ritornando, dopo la
deviazione dal sentiero a gradoni, peonie (Paeonia officinalis) e orchidee insieme a qualche macchia
di non-ti-scordar-di-me (Myiosotis alpestris e selvatica) ci hanno accompagnati fin nei pascoli della Malga
Valfredda di Mezzo.
C’era senz’altro molto di più di quanto abbiamo riconosciuto; un occhio esperto avrebbe osservato tutta una
serie di specie botaniche degne di nota, noi ci limitiamo a descrivere qui di seguito le specie che ci hanno
allietato la giornata, lasciandosi riconoscere.
Il calliantemo o ranuncolo di Kerner (Callianthemum kerneranum) è una piccola pianta alta solo 6-7 cm,
che sboccia tra maggio e luglio dai 1400 ai 2000 m su pascoli sassosi. Il fiore è composto da 5 sepali verdastri e
9-15 petali più lunghi, bianco-rossicci internamente e leggermente azzurrognoli esternamente. È specie endemica
del Monte Baldo; forse l’unico endemismo in senso stretto.
Il botton d’oro, Trollius europeus, sembra un ranuncolo gigante che deve ancora sbocciare, perché i
petali sono rivolti all’interno, sovrapposti gli uni agli altri, in modo da formare una sfera tutta chiusa, che
offre rifugio a piccoli insetti, i quali vi si riparano dalla pioggia e vi trovano nutrimento. Tra maggio e agosto
riempie di giallo i prati e i pascoli di montagna, ma non viene mangiato dal bestiame, perché leggermente velenoso,
in quanto contiene protoanemonina.
Gli anemoni hanno grandi e splendide corolle bianche con al centro numerosi stami giallo-dorati. Crescono
nei pascoli e sui pendii alpini tra i 1000 e i 2500 m d’altezza. Hanno proprietà narcotico-sedative, febbrifughe
ed antiartritiche. L’Anemone baldensis è così chiamato perché proprio sul Monte Baldo è stato raccolto e
descritto per la prima volta. Si differenzia dall’Anemone alpina perché più basso, possiede più petali ma non
un involucro fiorale ampio alla base del fiore.
Le primule si presentano a mazzetti di corolle roseo-violaceo con fauce biancastra. Sbocciano tra maggio e
luglio su rupi e luoghi sassosi e calcarei di montagna. Sono presenti sulle Prealpi Bresciane fino al Monte Grappa
(endemismo insubrico). Sul Monte Baldo è frequente nella zona dei circhi glaciali e delle creste: infatti noi le
abbiamo trovate intorno al Rifugio Telegrafo. Si tratta di un relitto del Terziario sopravvissuto alle ultime
glaciazioni.
Un bellissimo rosa-violaceo, nella stessa boscaglia rada di pino mugo, distingueva anche le spighe fiorali delle
orchidee, che forse erano Orchis militaris. Alte da 30 a 60 cm, crescono nei prati, nei cespuglieti, nei boschi radi
dell’Italia centrale e settentrionale fino a 1600 m, fiorendo tra maggio e luglio. Questo fiore si è meritato la
denominazione "militare" perché i suoi petali superiori formano una specie di elmo rafforzato da
striature rosse longitudinali. Il tubero contiene mucillagini utili contro le malattie intestinali dei bambini e
nella cura del tifo.
La Peonia officinalis spicca superba tra maggio e luglio tra i 300 ed i 1600 m su pascoli e in boscaglie
rade, sul Monte Baldo persino sui ghiaioni. Può essere alta fino a 90 cm ed i fiori, composti da 5 a 8 petali da
roseo a rosso cupo luminoso ed al centro molti stami giallo dorato, possono essere ampi fino a 15 cm. I fiori ed i
petali hanno proprietà antispasmodiche, sedative e narcotiche, ma la pianta va usata con circospezione.
Gelsomina Damiani
Bibliografia:
- Il Monte Baldo nei suoi aspetti naturalistici e antropici, ed. per la seconda Settimana Naturalistica
"Il Fiore del Baldo" – Brentonico 20-28 giugno 1981
- Novezzina – Guida naturalistica ed escursionistica a cura di E.Fattorelli e M.Delibori – Centro
Turistico Giovanile Verona, Animatori Culturali Ambientali "M. Baldo" – Caprino
- I fiori della montagna, di S. Stefenelli, Priuli e Verlucca Editori
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