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EDITORIALE
di Carlo Capruso
Questo è l’Anno Internazionale delle Montagne che, a quanto pare, si sta celebrando un po’ in sordina: forse
nel timore di evidenziare tutti i suoi mali, il suo progressivo e generalizzato degrado e le nefaste conseguenze di
assurdi progetti di valorizzazione turistica delle sue migliori vallate. Ma per tirarci su il morale, ora che siamo
in estate, rieccoci alle prese con gli incendi dolosi, che provocano al nostro patrimonio forestale ingenti danni,
oltre ad infliggere un duro colpo anche all’avifauna.
Come reagisce il nostro Ministero dell’Ambiente? Cerca di ovviare a questo sconcertante stato di cose con
discutibili misure tampone, con risultati alquanto deludenti. Mi riesce difficile esultare per questa lodevole
celebrazione internazionale della montagna, perché il nostro paese è tuttora incredibilmente privo di un istituto
geologico, che sia in grado di tenere sotto costante monitoraggio il nostro territorio montuoso, il quale risulta
per il 60% sismico e costituito da un suolo instabile che, col verificarsi di forti turbolenze atmosferiche, diventa
particolarmente fragile, con effetti facilmente intuibili.
Il proliferare di nuove strade e costruzioni abusive, la realizzazione di vasti complessi residenziali, la
costruzione di altri impianti funiviari, l’abbandono di rifiuti da parte di molti individui, l’impiego sempre
maggiore di elicotteri per consentire a pochi furbi di concedersi facili escursioni, e la pratica dello sci in alte
quote, servono solo a causare una pericolosa alterazione dell’ambiente montano.
Le nostre montagne, un tempo giustamente decantate da sommi poeti quali Dante Alighieri e Petrarca, Manzoni e
Carducci, erano dei veri Eden; oasi felici, luoghi puliti e silenziosi che offrivano a chi poteva soggiornarvi
piacevoli e tonificanti vacanze.
Oggi purtroppo tanti centri montani sono assillati dai rumori, dall’inquinamento atmosferico, e da un traffico
automobilistico, intenso e caotico, con risvolti inquietanti per la salute di chi vi risiede e vi soggiorna. Da più
parti si sostiene che il numero di coloro che preferiscono la montagna al mare, continua a diminuire. Sì, è vero,
e questa notizia non mi sorprende e non mi turba. E sarei tentato di aggiungere provocatoriamente: "meglio
pochi ma buoni".
Questa inversione di tendenza, sotto certi aspetti, può rattristare, invece rappresenta un fenomeno sociale che
dovrebbe farci riflettere. Si dovrebbe meditare seriamente su quanto accaduto sino ad oggi a scapito delle nostre
montagne, per orientarsi al più presto verso un modo più sensato di viverle. Non si può più tollerare che
certuni pretendano di trovare nelle più note località alpine e appenniniche tante Las Vegas, dove poter passare in
maniera stravagante soggiorni movimentati in una atmosfera da luna park. Questa disgustosa realtà insidia
gravemente la montagna, e il suo ambiente naturale! Occorre perciò che i nostri governanti si degnino di compiere
scelte politiche coraggiose, atte a favorire finalmente efficaci interventi e opere a beneficio dei nostri monti,
peninsulari e insulari, che insieme sono un grande patrimonio comune, meritevoli di maggiori attenzioni e rispetto.
Carlo Capurso
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